Omocisteina: valori, cause e cosa dice davvero la ricerca

In breve

L’omocisteina è un aminoacido che il corpo produce trasformando le proteine, per poi riciclarlo grazie alle vitamine B9, B12 e B6. Un valore elevato è un marcatore del rischio cardiovascolare – ma abbassarlo con le vitamine non ha dimostrato di evitare gli infarti. L’unico segnale chiaro riguarda l’ictus, soprattutto dove l’apporto di folati è basso. Non è una malattia in sé.

Fatti chiave

Un aminoacido riciclato Il corpo produce l’omocisteina a partire dalla metionina (dalle proteine), poi la ricicla. Le vitamine B9, B12 e B6 sono gli ingranaggi di questo riciclo.
Valore normale: 5 a 15 µmol/l Al di sopra si parla di iperomocisteinemia. I valori esatti variano leggermente da un laboratorio all’altro.
Un marcatore, non una malattia Un valore elevato segnala spesso una carenza o un altro problema; non è, per tutti, una malattia da trattare in sé.
Un’unica indicazione autorizzata In Svizzera come in Europa: le vitamine B9 e B12 «contribuiscono al normale metabolismo dell’omocisteina». Questo articolo è informativo.

Punti essenziali

  • Le vitamine B9 (acido folico) e B12 abbassano l’omocisteina in modo affidabile, di circa un quarto.
  • Ma abbassare il valore non ha ridotto gli infarti né la mortalità nei grandi studi.
  • Sull’ictus il beneficio esiste ma resta modesto – soprattutto dove l’apporto di folati è basso.
  • Le cause di un valore elevato: carenza di vitamine B, gene MTHFR, reni, tiroide, età, fumo, caffè.
  • Il test genetico MTHFR non è raccomandato di routine.
Illustrazione della circolazione sanguigna e dell'energia nel corpo umano, in relazione al ruolo dell'omocisteina
L’omocisteina si misura con un semplice prelievo di sangue; il suo valore dipende soprattutto dalle vitamine B9, B12 e B6 (illustrazione).

L’omocisteina compare spesso nei referti del sangue e negli articoli di salute, quasi sempre con lo stesso allarme: «un valore elevato danneggia le arterie». La storia è più sfumata – e più utile da conoscere. L’omocisteina è un aminoacido che il corpo produce di continuo, semplicemente utilizzando le proteine dell’alimentazione.

Tre cose sono solidamente stabilite: le vitamine B9, B12 e B6 servono a riciclarla[5], un valore elevato va di pari passo con un rischio cardiovascolare un po’ più alto[2], e – ciò che sorprende di più – abbassarlo non protegge il cuore quanto si è creduto a lungo[6]. Questa guida separa ciò che è dimostrato da ciò che non lo è, con le fonti. Da subito: nessun integratore alimentare cura, previene o guarisce una malattia.

Che cos’è l’omocisteina?

Da dove viene l’omocisteina?

L’omocisteina è un aminoacido solforato – uno dei piccoli mattoni delle proteine, qui con un atomo di zolfo. Il corpo la produce di continuo a partire dalla metionina, un aminoacido essenziale fornito dagli alimenti ricchi di proteine (carne, pesce, uova, latticini). È quindi un prodotto intermedio normale del metabolismo: non è «tossica» di per sé, e tutti ne hanno nel sangue, più precisamente nel plasma[1]. In laboratorio si misura l’omocisteina totale (sigla Hcy); un’omocisteina elevata di solito non dà sintomi evidenti e si scopre solo con l’esame del sangue.

A cosa servono le vitamine B9, B12 e B6?

Sono gli ingranaggi che riciclano l’omocisteina. Normalmente il corpo la trasforma subito in due direzioni: o la ricicla in metionina – con l’aiuto dei folati (vitamina B9) e della vitamina B12, che le trasferiscono un piccolo «gruppo metilico» –, oppure la elimina convertendola in cisteina, con l’aiuto della vitamina B6[1]. La prima via alimenta il ciclo della metilazione – e quindi la formazione di SAM (S-adenosilmetionina), il principale «donatore di gruppi metilici» del corpo –, un meccanismo di base in ogni cellula. Quando queste vitamine mancano, il riciclo funziona male e l’omocisteina si accumula. Proprio per questo «il folato e la vitamina B12 contribuiscono al normale metabolismo dell’omocisteina» – l’unica formulazione riconosciuta dalla normativa svizzera ed europea.

Perché se ne parla tanto?

Perché un valore elevato è stato a lungo presentato come causa di malattie del cuore. Oggi si sa che è soprattutto un marcatore: accompagna altre situazioni (carenza di vitamine, invecchiamento, problemi renali) più di quanto le provochi direttamente[1]. È il punto che la maggior parte degli articoli riassume male, e ci torniamo più avanti.

Valore normale e valore elevato: come leggere un referto

Qual è un valore «normale»?

Nell’adulto si considera generalmente normale un valore di omocisteina tra 5 e 15 µmol/l, misurato a digiuno. Al di sopra si parla di iperomocisteinemia. Questi intervalli di riferimento variano leggermente da un laboratorio all’altro: fa fede sempre la fascia stampata sul suo referto, e la sua interpretazione spetta al medico.

5–15 µmol/l: la fascia abitualmente considerata normale nell’adulto. Sotto i 15 nessun allarme particolare. Al di sopra, il medico cerca una causa. Le soglie esatte dipendono dal laboratorio. Riferimento: valori di riferimento usuali (a digiuno; da verificare sul referto del laboratorio)

Cosa significano «lieve», «intermedia» o «grave»?

Al di sopra della norma, l’iperomocisteinemia si divide in tre livelli. Più il valore è alto, più è probabile che ci sia una causa medica precisa.

Livello Valore (µmol/l) Cosa significa in pratica
Normale 5 a 15 Nessun allarme particolare.
Lieve 15 a 30 La forma più frequente, spesso legata a una carenza di vitamine B o allo stile di vita.
Intermedia 30 a 100 Più rara; fa cercare una causa medica (reni, farmaci, tiroide …).
Grave oltre 100 Rara; suggerisce una causa genetica (come un deficit di cistationina beta-sintasi), che richiede cure specialistiche.

Bisogna far dosare la propria omocisteina?

Non di routine. In concreto è un semplice esame del sangue, con un prelievo a digiuno – ma non è un esame di screening sistematico. Un medico lo richiede in casi precisi: per integrare la ricerca di una carenza di vitamina B12 o di folati, di fronte a un ictus comparso in giovane età o senza causa evidente, o per esplorare rare malattie metaboliche. In una persona sana, misurarla «per vedere» porta poche informazioni utili.

Perché l’omocisteina aumenta?

Un valore elevato ha quasi sempre una spiegazione – spesso all’incrocio tra geni e ambiente, cioè soprattutto l’alimentazione. Le cause si raggruppano in alcune famiglie, dalla più banale alla più rara.

La carenza di vitamine B (la causa più frequente)

È di gran lunga la prima pista. Quando l’apporto di folati (B9), vitamina B12 o, più raramente, B6 è insufficiente, il riciclo dell’omocisteina rallenta e il valore sale[1]. Una carenza marcata di B12 o di folati può del resto causare anche anemia e, nel caso della B12, problemi neurologici. Il legame vale nei due sensi: per questo un dosaggio dell’omocisteina può anche aiutare il medico a individuare livelli insufficienti di vitamina B12 o di folati altrimenti inosservati[11].

Il gene MTHFR

Il MTHFR (per metilenetetraidrofolato reduttasi) è un gene che produce un enzima chiave del riciclo dei folati. Una variante molto diffusa – una cosiddetta mutazione, chiamata 677TT – rende questo enzima un po’ meno efficiente: chi ne è portatore tende ad avere un’omocisteina più alta, soprattutto quando l’apporto di folati è basso[3]. Buona notizia: è una particolarità frequente e, il più delle volte, senza conseguenze pratiche.

Il test MTHFR non è un esame utile di routine

Le società di genetica medica raccomandano di non richiedere il test del gene MTHFR nel controllo abituale: la sua utilità clinica è ritenuta minima, e il legame un tempo ipotizzato tra questa variante e i coaguli (tendenza alla trombosi) o le malattie del cuore non è stato confermato[4]. Ciò che conta è l’apporto di folati, non il genotipo.

Reni, tiroide, età e stile di vita

Entrano in gioco altri fattori. I reni eliminano l’omocisteina: un’insufficienza renale la fa salire. Anche una tiroide al rallentatore (ipotiroidismo). Si aggiungono l’età, il sesso maschile, alcuni farmaci (metotrexato, certi antiepilettici) e abitudini come il fumo e un forte consumo di caffè[1].

Omocisteina, cuore e cervello: cosa dice davvero la ricerca

Qui sta il cuore del tema – e la parte peggio riassunta altrove. Bisogna separare due domande molto diverse: «un valore elevato è associato a più malattie?» (sì, moderatamente) e «abbassarlo protegge?» (molto meno di quanto si sperasse). L’omocisteina non è una malattia, e nessun integratore cura alcunché.

Un valore elevato fa male al cuore?

È associato a un rischio un po’ più alto. Grandi analisi su decine di studi hanno mostrato che livelli più bassi di omocisteina vanno di pari passo con una migliore salute cardiovascolare (meno malattie cardiovascolari) – ma l’effetto è modesto: circa un quarto in meno di omocisteina corrisponde a circa l’11 % in meno di rischio coronarico (cardiopatia coronarica) e al 19 % in meno di ictus, soprattutto in persone già a rischio[2]. E «associato» non vuol dire «causato»: il legame può riflettere altri fattori[1]. L’omocisteina è spesso definita un fattore di rischio, ma i meccanismi proposti per un possibile danno ai vasi (aterosclerosi) – indebolimento della parete, stress ossidativo – restano ipotetici[1].

Abbassare l’omocisteina protegge il cuore?

È qui che arriva la sorpresa. Quando si è messa alla prova l’idea davvero – somministrando vitamine B per abbassare l’omocisteina e seguendo i partecipanti per anni –, il beneficio atteso per il cuore non si è concretizzato. La grande revisione Cochrane, che raccoglie 15 studi e oltre 71’000 partecipanti, non trova alcuna riduzione degli infarti (infarto del miocardio) né della mortalità[6]. Analisi più vecchie andavano già nella stessa direzione[7]. In altre parole: abbassare il numero, sì; evitare gli infarti, no.

71’000 partecipanti: nessun effetto sull’infarto. Riunendo 15 studi e oltre 71’000 persone, la revisione Cochrane non trova alcuna riduzione degli infarti né della mortalità grazie all’abbassamento dell’omocisteina con le vitamine B. Fonte: revisione Cochrane degli studi sull’abbassamento dell’omocisteina (2017)

E l’ictus?

È l’unico ambito in cui si delinea un beneficio, e resta modesto. La stessa revisione Cochrane osserva una piccola riduzione degli ictus[6]. Soprattutto, il beneficio è più netto dove l’apporto di folati della popolazione è basso: un grande studio cinese ha mostrato che aggiungere acido folico alla terapia di adulti ipertesi riduceva di circa un quinto il rischio di un primo ictus[8], e le analisi confermano un effetto più marcato nei Paesi senza farine arricchite di acido folico[9].

−21 % primi ictus in un grande studio sull’acido folico. In adulti ipertesi di un Paese senza farine arricchite, aggiungere acido folico ha ridotto di circa un quinto il rischio di un primo ictus – senza effetto, invece, sull’infarto. Fonte: studio CSPPT, acido folico e primo ictus, JAMA (2015)

Perché riguarda la Svizzera

A differenza di Stati Uniti o Canada, la Svizzera non arricchisce sistematicamente le farine con acido folico. L’apporto di folati dipende quindi di più dall’alimentazione – un motivo in più per curare il piatto (verdure a foglia verde, legumi) invece di puntare a un valore.

E per il cervello e la memoria?

Il segnale è interessante, ma lontano da una prova. In persone anziane con un lieve calo della memoria e un’omocisteina elevata, uno studio ha mostrato che alte dosi di vitamine B rallentavano il naturale restringimento del cervello (dall’1,1 % allo 0,8 % all’anno), tanto più quanto più alto era il valore di partenza[10][11]. Questo non significa che le vitamine B «prevengano la demenza» o curino una malattia di Alzheimer o altre malattie neurodegenerative: è una pista di ricerca, da confermare, in persone ben precise.

Cosa mostra la ricerca, domanda per domanda

Domanda Cosa mostra la ricerca Livello di prova
Un valore elevato è associato alle malattie del cuore? Sì, ma in modo modesto, e soprattutto in persone già a rischio. Associazione (osservazionale)
Abbassare il valore evita gli infarti? No: nessun beneficio su infarto o mortalità nei grandi studi. Stabilito (studi negativi)
Abbassare il valore evita gli ictus? Beneficio modesto, più netto dove l’apporto di folati è basso. Moderato
Le vitamine B proteggono il cervello? Indizio: rallentamento del restringimento del cervello in anziani a rischio. Segnale da confermare
L’omocisteina causa cancro, ansia, disturbi ossessivo-compulsivi? Nessun legame causale dimostrato; nessun aumento del rischio di cancro con le vitamine B. Non dimostrato

Contesto medico, non un consiglio sul prodotto

I risultati su cuore, ictus o memoria riguardano pazienti seguiti da medici, spesso con le vitamine in aggiunta a una terapia. Non significano che un integratore «protegga il cuore» o «il cervello» in una persona sana. Nessun integratore sostituisce una terapia prescritta; per qualsiasi domanda, si rivolga al suo medico.

Come abbassare il livello di omocisteina?

Se il suo medico ha riscontrato un valore elevato, la buona notizia è che si corregge quasi sempre in modo semplice e naturale. L’obiettivo non è il numero in sé, ma l’eventuale carenza o la causa che rivela.

Le vitamine B, la leva più efficace

L’acido folico (B9) è di gran lunga il più efficace. Una vasta analisi di studi clinici ha mostrato che una dose giornaliera di circa 0,8 mg di acido folico riduce il valore dell’omocisteina di circa un quarto; aggiungere vitamina B12 lo abbassa ancora un po’, mentre la vitamina B6 da sola non ha un effetto netto sul numero[5]. L’effetto compare in alcune settimane – non in alcuni giorni.

≈ 25 % di calo del valore con l’acido folico. Negli studi, una dose giornaliera di acido folico abbassa l’omocisteina di circa un quarto, con un piccolo effetto aggiuntivo della vitamina B12. La vitamina B6 da sola non cambia il valore. Fonte: meta-analisi degli studi su acido folico e omocisteina, Am J Clin Nutr (2005)

Cosa mangiare?

Punti sui folati e sulla B12, non su un alimento «miracoloso». I folati (B9) abbondano nelle verdure a foglia verde (spinaci, broccoli), nei legumi (lenticchie, ceci), nei cereali integrali, negli agrumi e nella frutta a guscio. La vitamina B12 proviene dai prodotti animali (carne, pesce, uova, latticini). Anche ridurre il fumo e l’eccesso di caffè aiuta, poiché sono fattori che fanno salire il valore[1]. Nessuna pianta e nessun alimento da solo «scioglie» l’omocisteina.

Un integratore è utile?

Solo se colma una carenza reale. In una persona che mangia in modo equilibrato e non ha carenze, assumere vitamine B per «abbassare» un valore già normale non porta un beneficio per la salute dimostrato[6]. Se un integratore è indicato, si tratta delle vitamine B9, B12 e B6 – e in particolare la vitamina B12 merita attenzione nelle persone anziane o in chi segue un’alimentazione povera di prodotti animali. Chieda consiglio al suo medico o al suo farmacista, soprattutto in caso di terapia in corso.

Quando consultare un medico?

Un valore di poco sopra la norma di solito non è preoccupante e si corregge con l’alimentazione; spesso basta monitorare i livelli nel tempo. Alcune situazioni richiedono però un parere medico:

  • !Un valore intermedio o grave (oltre 30 µmol/l): occorre cercare una causa medica – consulti un medico.
  • !In terapia (metotrexato, antiepilettici, ecc.): non aggiunga alcun integratore senza parlarne con il suo medico.
  • !Gravidanza o desiderio di gravidanza: il fabbisogno di folati è particolare – l’acido folico è ufficialmente raccomandato prima e all’inizio della gravidanza, in particolare per la chiusura del tubo neurale dell’embrione. Segua il parere medico.
  • !Malattia renale o tiroidea nota: qui va trattata la causa di fondo.
Importante. Questo articolo ha finalità puramente informative. Le vitamine del gruppo B sono integratori alimentari: nessun alimento e nessun integratore previene, cura o guarisce una malattia. Un’omocisteina elevata va interpretata da un medico, che ne cercherà la causa. Non inizi alcuna integrazione e non modifichi alcuna terapia in corso senza il parere del suo medico o del suo farmacista.

Domande frequenti

Perché si fa un esame del sangue dell’omocisteina?

Questo dosaggio non è un esame di routine. Un medico lo richiede in situazioni precise: per aiutare a individuare una carenza di vitamina B12 o di folati, di fronte a un ictus comparso in giovane età o senza causa evidente, o per esplorare rare malattie metaboliche. Al di fuori di questi casi, misurare l’omocisteina in una persona sana porta poco: spetta al medico valutarlo.

Qual è il valore normale dell’omocisteina?

Nell’adulto si considera generalmente normale un valore tra 5 e 15 µmol/l a digiuno. Al di sopra si parla di iperomocisteinemia: lieve (15-30), intermedia (30-100) o grave (oltre 100 µmol/l). I valori di riferimento variano leggermente da un laboratorio all’altro: si fidi di quelli indicati sul suo referto e li faccia interpretare da un professionista della salute.

Come abbassare rapidamente il livello di omocisteina?

La leva più efficace è l’apporto di vitamine del gruppo B, soprattutto acido folico (B9), affiancato dalla B12. Negli studi queste vitamine riducono il valore di circa un quarto in alcune settimane. Aiutano anche correggere una carenza, mangiare alimenti ricchi di folati e limitare l’eccesso di caffè e di fumo. «Rapidamente» non significa in due giorni: conti piuttosto qualche settimana, e chieda consiglio al suo medico.

Qual è il miglior integratore per ridurre l’omocisteina?

Sono le vitamine del gruppo B coinvolte nel suo metabolismo: acido folico (B9), vitamina B12 e vitamina B6. Il folato e la vitamina B12 contribuiscono al normale metabolismo dell’omocisteina – è un’indicazione sulla salute autorizzata. Un integratore, però, è utile solo se colma una carenza reale; non sostituisce né un’alimentazione equilibrata né il parere di un professionista della salute.

Le uova abbassano il livello di omocisteina?

Le uova apportano vitamina B12, folati, betaina e colina, tutti utili al metabolismo dell’omocisteina – ma nessun alimento da solo «abbassa» il valore. Ciò che conta è l’equilibrio complessivo dell’alimentazione: abbastanza folati (verdure a foglia verde, legumi), B12 (prodotti animali) e B6. Veda le uova come un tassello, non come un rimedio.

Il magnesio abbassa l’omocisteina?

Il magnesio non è un mezzo riconosciuto per abbassare l’omocisteina e non gode di alcuna indicazione sulla salute autorizzata in tal senso. Le leve dimostrate restano le vitamine del gruppo B (folati, B12, B6). Il magnesio ha altri ruoli utili nell’organismo, ma non questo. In caso di valore elevato, ne parli con il suo medico invece di puntare su un integratore non mirato.

La malattia di Hashimoto può far salire l’omocisteina?

Indirettamente sì: è l’ipotiroidismo – spesso causato dalla tiroidite di Hashimoto – a figurare tra le cause mediche di un’omocisteina elevata. Quando la tiroide lavora al rallentatore, il valore può salire, e tende a normalizzarsi quando l’ipotiroidismo viene trattato. Se la sua omocisteina è elevata, il medico può verificare tra le possibili spiegazioni la tiroide e le vitamine del gruppo B.

Un’omocisteina elevata è legata all’ansia o ai disturbi ossessivo-compulsivi?

La ricerca ha esplorato questi legami, ma si tratta di associazioni, non di prove che un valore elevato provochi ansia o disturbi ossessivo-compulsivi. L’omocisteina non è né un test diagnostico né un bersaglio terapeutico per questi disturbi. Se è interessato, è a un professionista della salute mentale che deve rivolgersi – non a un dosaggio ematico dell’omocisteina.

Qual è il legame tra omocisteina e cancro?

Non c’è un legame di causa-effetto dimostrato. Alcuni studi osservano talvolta livelli di omocisteina più elevati in certe malattie, ma correlazione non significa causa. Un dato rassicurante: la grande revisione Cochrane non ha trovato alcun aumento del rischio di cancro nelle persone che assumevano vitamine del gruppo B per abbassare la loro omocisteina. Per qualsiasi preoccupazione, si rivolga al suo medico.

Fonti e riferimenti (verificati su PubMed)

11 fonti
  1. De Bree A. et al. (2002). Homocysteine determinants and the risk of coronary heart disease. — Pharmacological Reviews — rassegna; determinanti del valore (folati, caffè, fumo, MTHFR, reni, tiroide, farmaci)
  2. Homocysteine Studies Collaboration (2002). Homocysteine and risk of ischemic heart disease and stroke: a meta-analysis. — JAMA — 30 studi; associazione modesta tra omocisteina e rischio cardiovascolare
  3. Klerk M. et al. (2002). MTHFR 677C→T polymorphism and risk of coronary heart disease: a meta-analysis. — JAMA — il genotipo 677TT aumenta l’omocisteina, soprattutto con folati bassi
  4. Hickey S.E. et al. (2013). ACMG Practice Guideline: lack of evidence for MTHFR polymorphism testing. — Genetics in Medicine — il test MTHFR di routine non è raccomandato (utilità clinica minima)
  5. Homocysteine Lowering Trialists’ Collaboration (2005). Dose-dependent effects of folic acid on blood concentrations of homocysteine. — American Journal of Clinical Nutrition — meta-analisi; l’acido folico abbassa il valore di circa il 25 %, la B12 di un ulteriore 7 % circa
  6. Martí-Carvajal A.J. et al. (2017). Homocysteine-lowering interventions for preventing cardiovascular events. — Cochrane Database of Systematic Reviews — 15 studi, 71’422 partecipanti; nessun effetto su infarto o mortalità, piccola riduzione dell’ictus, nessun aumento del rischio di cancro
  7. Clarke R. et al. (2007). Effects of B-vitamins on plasma homocysteine and risk of cardiovascular disease and dementia. — Current Opinion in Clinical Nutrition and Metabolic Care — meta-analisi precoce: nessun effetto su cardiopatia coronarica o ictus
  8. Huo Y. et al. (2015). Folic acid therapy in primary prevention of stroke among adults with hypertension in China (CSPPT). — JAMA — studio randomizzato, 20’702 ipertesi; l’acido folico riduce di circa il 21 % il rischio di un primo ictus
  9. Tian T. et al. (2017). Folic acid supplementation for stroke prevention in patients with cardiovascular disease. — American Journal of the Medical Sciences — meta-analisi; effetto sull’ictus più marcato nelle regioni senza farine arricchite
  10. Smith A.D. et al. (2010). Homocysteine-lowering by B vitamins slows accelerated brain atrophy in mild cognitive impairment (VITACOG). — PLoS One — studio randomizzato; vitamine B e rallentamento del restringimento del cervello in anziani a rischio
  11. de Jager C.A. (2014). Critical levels of brain atrophy associated with homocysteine and cognitive decline. — Neurobiology of Aging — rassegna; omocisteina, carenza di B12 e declino cognitivo

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