Zinco: ciò che il test del sangue non dice davvero

In breve

Due equivoci dominano il tema dello zinco. Il primo riguarda il raffreddore: una meta-analisi di sette studi randomizzati mostra una durata accorciata di circa un terzo, ma con pastiglie da succhiare dosate a 80 o 90 mg al giorno, cioè tre-quattro volte il limite alto di un’integrazione quotidiana. Una capsula da 15 mg deglutita ogni mattina non riproduce questo protocollo. Il secondo riguarda il dosaggio ematico: lo zinco sierico riflette male lo stato delle riserve, in particolare perché crolla in caso di infiammazione. E il vero rischio di un’assunzione prolungata ad alte dosi non è l’eccesso di zinco, è la carenza di rame che provoca.

Ostriche fresche su ghiaccio, semi di zucca e anacardi disposti su una lastra di pietra scura
Ostriche, semi di zucca e frutta secca figurano tra le migliori fonti alimentari di zinco (illustrazione).

Lo zinco è uno dei pochi minerali di cui quasi tutti hanno sentito parlare bene, e uno di quelli su cui i consigli che circolano online sono più approssimativi. Si legge che bisogna farlo dosare, che accorcia il raffreddore, che si prende a digiuno, che non va associato al ferro.

Alcune di queste affermazioni sono esatte, altre si basano su protocolli molto diversi da ciò che la gente fa realmente. Questo articolo rimette dosi e forme al loro posto. Ha una finalità informativa e non sostituisce il parere di un professionista della salute.

A che cosa serve lo zinco, in chiaro

Un minerale coinvolto ovunque

Lo zinco partecipa al funzionamento di centinaia di enzimi, alla sintesi delle proteine e del DNA, alla cicatrizzazione, al gusto e all’olfatto, così come al funzionamento del sistema immunitario. Entra nella composizione di circa il 10 % delle proteine umane, il che spiega l’ampiezza del suo ruolo[2]. Le indicazioni autorizzate riflettono questa ampiezza: lo zinco contribuisce al normale funzionamento del sistema immunitario, al mantenimento di pelle, unghie e capelli normali, e a una fertilità normale.

Che cosa questo non autorizza a dire

Contribuire a una funzione normale non è curare. Un integratore di zinco non tratta né previene un’infezione, una malattia della pelle o un disturbo della fertilità, e presentarlo così sarebbe al contempo falso e vietato. Questa distinzione sembra formale: è in realtà al cuore delle esagerazioni che si leggono.

Il test del sangue non dice ciò che si crede

Un marcatore imperfetto

Lo zinco sierico è il dosaggio più proposto, ma riflette male lo stato delle riserve dell’organismo. Varia con l’ora del prelievo, con l’alimentazione recente e soprattutto con l’infiammazione: durante un’infezione o un’infiammazione cronica, lo zinco ematico cala indipendentemente dalle riserve reali.

La conseguenza pratica

Un risultato basso non indica quindi necessariamente una carenza, e uno normale non la esclude. È per questa ragione che l’interpretazione di un dosaggio di zinco spetta a un medico, che tiene conto del contesto, piuttosto che a un confronto con un valore di riferimento trovato online. Chiedere un «dosaggio di zinco» per sapere se se ne manca è spesso meno utile di quanto si immagini.

Ciò che orienta meglio

La valutazione degli apporti e delle situazioni a rischio, descritte più avanti, informa di più di un numero isolato. Anche alcuni segni clinici orientano, come disturbi del gusto, una cicatrizzazione lenta o lesioni cutanee particolari, ma sono poco specifici e meritano un parere.

Raffreddore: sono pastiglie, non capsule

Che cosa mostra la meta-analisi

Sono stati riuniti sette studi randomizzati contro placebo, per un totale di 575 persone raffreddate. La durata media del raffreddore era accorciata del 33 % nei gruppi zinco[1]. È un effetto sostanziale, raramente raggiunto da qualsiasi altra cosa su questo terreno.

Il dettaglio decisivo

Questi studi usavano pastiglie da succhiare, a dosi superiori a 75 mg di zinco al giorno, e il più delle volte tra 80 e 92 mg[1]. Due differenze importanti rispetto all’uso corrente: la forma, che mette lo zinco in contatto prolungato con la gola, e la dose, tre-quattro volte superiore al limite alto di un uso quotidiano prolungato. Si tratta di un protocollo di breve durata, durante l’episodio, non di un’assunzione di mantenimento.

Due idee ricevute corrette

Contrariamente a quanto si legge spesso, l’acetato non è indispensabile: le pastiglie al gluconato correttamente formulate potrebbero essere altrettanto efficaci, non essendo significativa la differenza tra i due sali[1]. E aumentare ancora la dose non apporta nulla: nessun elemento mostra che oltre i 100 mg al giorno l’efficacia sia superiore[1].

Il vero rischio di un’assunzione prolungata: il rame

Un meccanismo di competizione

Zinco e rame condividono vie di assorbimento intestinale. Un apporto elevato e prolungato di zinco riduce progressivamente l’assorbimento del rame, fino a provocarne una carenza. Non è quindi l’eccesso di zinco in sé a porre il primo problema, ma il suo effetto indiretto.

Perché è sottovalutato

Perché i segni di una carenza di rame non fanno pensare né allo zinco né a un integratore: anemia che non risponde al ferro, calo dei globuli bianchi, e a volte disturbi neurologici. Un caso pubblicato illustra bene la trappola: una donna di 74 anni in buona salute ha sviluppato un’anemia sideroblastica e una neutropenia a causa di un semplice integratore di vitamine e minerali acquistato senza ricetta; le sue analisi mostravano zinco elevato, rame crollato, e tutto è rientrato con la sospensione del prodotto[3].

La regola semplice

Un apporto quotidiano prolungato si situa ragionevolmente attorno a 10-25 mg al giorno, apporti alimentari compresi, salvo indicazione medica. Oltre, la durata va limitata e la decisione condivisa con un professionista. E come sempre, un integratore si menziona in consultazione alla stregua di un farmaco.

UsoForma e doseDurata
Episodio di raffreddore, negli studiPastiglie da succhiare, 80-92 mg al giornoPer la durata dell’episodio
Apporto quotidiano di mantenimentoCapsula o compressa, ordine di 10-25 mgProlungata, con prudenza
Carenza documentataDecisa da un medicoSecondo il monitoraggio

Chi è realmente interessato da un apporto insufficiente

Le situazioni a rischio

I regimi vegetariani e vegani espongono a un apporto più basso e meno ben assorbito, a causa dei fitati di cereali e legumi. La carenza di zinco è tutt’altro che marginale: toccherebbe fino a un quarto della popolazione nei paesi in via di sviluppo, e riguarda anche, nei paesi sviluppati, gruppi precisi secondo l’età, lo stile di vita e le malattie[2]. Le persone anziane, chi soffre di malattie digestive croniche, chi consuma molto alcol e le persone operate al tubo digerente figurano ugualmente tra i gruppi esposti.

Il caso degli sportivi

Vengono spesso invocate perdite accresciute con la sudorazione. È plausibile, ma l’argomento serve soprattutto a vendere: in uno sportivo la cui alimentazione è sufficiente e varia, nulla indica un bisogno sistematico di integrazione.

Fonti alimentari e assorbimento

Dove trovarlo

Le ostriche ne contengono quantità notevoli, molto più di ogni altro alimento. Seguono la carne, le frattaglie, i formaggi a pasta dura, poi sul versante vegetale i semi di zucca, gli anacardi, i legumi e i cereali integrali.

Che cosa frena l’assorbimento

I fitati, presenti nei cereali integrali e nei legumi, riducono l’assorbimento dello zinco. Uno studio con isotopi stabili su persone anziane ha misurato un tasso di assorbimento di circa il 28 % per un’alimentazione corrente, e rilevato un assorbimento più basso nelle donne che negli uomini[4]. L’ammollo, la germinazione e la fermentazione li riducono, il che spiega perché il pane a lievitazione naturale apporti uno zinco meglio disponibile dello stesso pane non fermentato. Anche il calcio ad alte dosi e il ferro in integratore possono entrare in competizione, da cui l’interesse di distanziare le assunzioni.

Quando prenderlo

Lo zinco si assorbe meglio lontano dai pasti, ma in queste condizioni è più irritante per lo stomaco. In pratica, è meglio un’assunzione ben tollerata durante un pasto leggero che un’assunzione a digiuno abbandonata dopo una settimana per via della nausea.

Teniamo tre cose. Il dosaggio ematico dello zinco informa meno di quanto si creda e si interpreta con il contesto. L’effetto reale sul raffreddore esiste, ma poggia su pastiglie da succhiare molto dosate durante l’episodio, non su una capsula quotidiana. E la principale precauzione di un uso prolungato riguarda il rame, non lo zinco stesso.

Per proseguire su micronutrienti e immunità, due articoli completano questo: il nostro approfondimento sulla prevenzione e gli integratori, e quello dedicato alle vitamine e ai capelli, dove lo zinco torna regolarmente nelle attese.

Domande frequenti

Lo zinco accorcia davvero il raffreddore?

In una meta-analisi di sette studi randomizzati contro placebo su 575 persone raffreddate, la durata del raffreddore era accorciata di circa il 33 %. Il punto decisivo sono la forma e la dose: si trattava di pastiglie da succhiare, a oltre 75 mg di zinco al giorno, il più delle volte tra 80 e 92 mg. Una capsula quotidiana da 15 mg deglutita non riproduce né la forma né la quantità di questo protocollo.

Bisogna scegliere l’acetato piuttosto che il gluconato?

Non necessariamente. Gli studi con acetato mostravano una riduzione del 40 % della durata del raffreddore e quelli con gluconato del 28 %, ma lo scarto tra i due sali non era statisticamente significativo. Gli autori concludono che pastiglie di gluconato correttamente formulate potrebbero essere altrettanto efficaci. La composizione della pastiglia conta quindi quanto il sale utilizzato.

Bisogna far dosare il proprio zinco?

Questo dosaggio informa meno di quanto si immagini. Lo zinco sierico riflette male lo stato delle riserve: varia con l’ora del prelievo e con l’alimentazione recente, e cala in caso di infiammazione o infezione, indipendentemente dallo stato reale. Un risultato basso non prova quindi una carenza e uno normale non la esclude. La sua interpretazione spetta al medico, tenendo conto del contesto clinico.

Quale dose quotidiana non superare?

Per un apporto prolungato, l’ordine di grandezza ragionevole si situa attorno a 10-25 mg al giorno, apporti alimentari compresi, salvo indicazione medica. Oltre, la durata va limitata e la decisione condivisa con un professionista, perché il rischio principale di un apporto elevato prolungato è la carenza di rame. Le dosi elevate degli studi sul raffreddore riguardano un uso breve, non un’abitudine.

Perché si parla del rame?

Perché zinco e rame condividono vie di assorbimento: un apporto elevato e prolungato di zinco riduce progressivamente l’assorbimento del rame, fino a provocarne una carenza. I suoi segni non fanno pensare a un integratore: anemia che non risponde al ferro, calo dei globuli bianchi, a volte disturbi neurologici. Per questo occorre menzionare i propri integratori in consultazione, alla stregua di un farmaco.

Si possono prendere zinco e ferro insieme?

Possono entrare in competizione per l’assorbimento, così come il calcio ad alte dosi. In pratica, distanziare le assunzioni di qualche ora è generalmente sufficiente. Se segue un trattamento marziale prescritto, la questione merita di essere posta al suo medico o al farmacista, perché l’obiettivo diventa garantire l’assorbimento del ferro, che viene prima del comfort di un’assunzione unica.

I vegetariani hanno carenza di zinco?

Sono più esposti, per due ragioni: le fonti più ricche sono animali, e i fitati dei cereali integrali e dei legumi riducono l’assorbimento dello zinco vegetale. Questo non significa che una carenza sia inevitabile. L’ammollo, la germinazione e la fermentazione riducono i fitati, il che migliora nettamente la disponibilità dello zinco: il pane a lievitazione naturale ne è un buon esempio.

A digiuno o durante il pasto?

L’assorbimento è migliore lontano dai pasti, ma lo zinco è allora più irritante per lo stomaco e provoca spesso nausea. Il miglior compromesso è quello che lei tollera nel tempo: un’assunzione durante un pasto leggero, piuttosto che un’assunzione a digiuno abbandonata dopo qualche giorno. Eviti semplicemente di associarlo nello stesso momento a un integratore di ferro o di calcio.

Fonti e riferimenti (verificati su PubMed)

4 fonti
  1. Hemilä H. (2017). Zinc lozenges and the common cold: a meta-analysis comparing zinc acetate and zinc gluconate, and the role of zinc dosage. | JRSM Open | meta-analisi di 7 studi randomizzati contro placebo, 575 partecipanti, pastiglie da succhiare dosate a oltre 75 mg di zinco al giorno: durata del raffreddore accorciata del 33 %; differenza non significativa tra acetato e gluconato; nessuna prova di efficacia superiore oltre i 100 mg al giorno
  2. Read S.A., Obeid S., Ahlenstiel C., Ahlenstiel G. (2019). The Role of Zinc in Antiviral Immunity. | Advances in Nutrition | revisione: lo zinco entra nella composizione di circa il 10 % del proteoma umano; la carenza toccherebbe fino a un quarto della popolazione nei paesi in via di sviluppo, e gruppi specifici nei paesi sviluppati secondo l’età, lo stile di vita e le malattie
  3. Stagg M.P., Miatech J., Majid B., Polala R. (2024). Zinc-Containing Over-The-Counter Product Causing Sideroblastic Anemia and Neutropenia. | Cureus | caso clinico: anemia sideroblastica e neutropenia in una donna di 74 anni, provocate da un integratore di vitamine e minerali in libera vendita; zinco elevato, rame e ceruloplasmina abbassati, correzione dopo la sospensione del prodotto e apporto di rame
  4. Li Y.J. et al. (2017). Zinc Absorption from Representative Diet in a Chinese Elderly Population Using Stable Isotope Technique. | Biomedical and Environmental Sciences | misura con isotopi stabili su 24 persone anziane: rapporto fitati su zinco di 6,4 nell’alimentazione corrente, tasso di assorbimento del 27,9 %, assorbimento più basso nelle donne che negli uomini